Ha dell’incredibile quello che succede ad Agnano, località sita nell’omonima caldera nel comune di Pozzuoli, nella zona rossa dei Campi Flegrei, supervulcano in quiescenza e uno dei più pericolosi del mondo.
L’8 giugno la società GRADED inizia a perforare un pozzo per un progetto geotermico (vedi qui per un riassunto completo). Rapidamente si producono fuoriuscite di vapori, gas e polveri, si forma una fumarola che si sviluppa fin a un’altezza di 50 m. Allertato dalla popolazione preoccupata, il sindaco ordina, due giorni dopo, la chiusura del cantiere.
Si apprende che la perforazione fa parte del progetto GeoGrid, con obiettivo lo “sviluppo di tecnologie e sistemi innovativi per l’uso sostenibile della risorsa geotermica ad alta, media e bassa entalpia con impianti ad elevata efficienza energetica e ridotto impatto ambientale”. Il progetto, a cui partecipano come “soggetti beneficiari” varie università della zona, il CNR e l’INGV (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia), è finanziato dalla Regione Campania con un contributo di 3,6 milioni di euro.
Ora però, il Comune non è al corrente dei lavori di perforazione che risultano a tutti gli effetti abusivi, realizzati con attrezzature inadatte, senza le minime misure di sicurezza. In più, il Comune di Pozzuoli, nel 2015, aveva espresso la sua contrarietà a progetti geotermici. In più, nel 2017 era stato bocciato dalla Regione il progetto di geotermia profonda “Scarfoglio”, nella stessa zona di Agnano. E, ancora, si sa di un rapporto interno dello stesso INGV (soggetto beneficiario del progetto GeoGrid!), che aveva espresso anch’esso la sua contrarietà al progetto “Scarfoglio”.
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Perché parliamo di questo fatto dei lontani Campi Flegrei? Perché ci insegna, ancora una volta, che per le imprese geotermiche la tutela di ambiente e vite umane è un’opzione trascurabile. Che università e istituti di ricerca possono prestarsi, per pochi soldi, a far da garante a progetti pericolosi e scarsi sul piano scientifico. Ci dimostra anche, che un sindaco coraggioso può fermare un progetto pericoloso, seguendo il principio di precauzione.
Ne parliamo anche, perché l’accaduto ci ha dato accesso al famoso rapporto interno, finora segretato, dell’INGV. Fa parte della relazione dell’INGV con oggetto “Perforazioni per pozzo Geotermico area Campi Flegrei – progetto Geogrid”, e si trova lì a pagina 40 e seguenti, con la denominazione “Valutazioni sulla pericolosità vulcanica e sismica inducibile dallo sfruttamento dell’energia geotermica nei siti di Bagnoli, Scarfoglio (Campi Flegrei) e Serrara Fontana (Isola d’Ischia)” Relazione di approfondimento a cura del Gruppo di lavoro INGV “Perforazioni Geotermiche”.
Redatto su richiesta della Commissione Grandi Rischi della Protezione Civile dal fior fiore dei geologi e vulcanologi nazionali, il rapporto cita estesamente gli argomenti avanzati da Giuseppe Mastrolorenzo, primo ricercatore dell’INGV, e ne conferma la validità. Ne analizzeremo il contenuto con attenzione, ma già a una prima lettura risulta chiaro che tutti gli scienziati concordano su gravi carenze nei progetti citati (e lo stesso vale per i progetti proposti attorno al lago di Bolsena e in Toscana!). In particolare, si afferma che:
“…manca, a parere del GdL [Gruppo di Lavoro], un’adeguata definizione del quadro sismo-tettonico d’insieme che, considerata la sismicità dell’area in grado di produrre effetti devastanti, non può essere trascurata” (dalle conclusioni riguardo al permesso Serrara Fontana). E continua: “…quello [il serbatoio] di reiniezione, diverso e isolato dal precedente, non è conosciuto da un punto di vista idrogeochimico e non è stato oggetto di alcuna forma di investigazione da parte dei proponenti il progetto. Ne deriva che non è stato analizzato dal progetto, e non è quindi possibile valutare le variazioni del sistema geotermico indotte dalla reiniezione di fluidi raffreddati in serbatoi diversi da quello di emungimento.
“Si ritiene che la valutazione dell’eventuale incremento della pericolosità sismica dell’area a seguito della realizzazione e dell’esercizio dell’impianto geotermico in progetto sia stata fatta senza disporre di un modello sismo-tettonico attendibile.”
Chiediamo, alla luce di questi pareri autorevoli, una revisione dei decreti di compatibilità ambientale per gli impianti di Castel Giorgio e Torre Alfina.


