L’acqua del lago non si può bere

Le acque del Lago di Bolsena sono state declassate per quanto riguarda la loro potabilità.

La Delibera della Giunta Regionale n. 276 del 19 maggio 2020 dichiara che le acque pescate dal lago a Montefiascone, località Orto del Piatto  “… possono essere utilizzate, in via eccezionale, solo qualora non sia possibile ricorrere ad altre fonti di approvvigionamento e a condizione che le acque siano sottoposte ad opportuno trattamento che consenta di rispettare le norme di qualità delle acque destinate al consumo umano …”.

Questo a causa del tasso di fosfati che supera i limiti posti nell’Allegato 2 alla parte terza, sezione A del decreto legislativo 152/2006.

La Delibera ha come obiettivo la designazione e la classificazione delle acque superficiali destinate alla potabilizzazione per i laghi Bracciano (Anguillara), Bolsena (Montefiascone) e Vico (Ronciglione/Caprarola); per i fiumi Mignone (Canale Monterano) e Tevere (Grottarossa – Via Vitorchiano – Flaminia).

Nel suo punto 11 dispone, inoltre, in riferimento al rischio rappresentato dai cianobatteri (“alga rossa”), che

“per i laghi Vico e Bolsena, al fine di garantire la tutela della risorsa idrica ed avere indicazioni tempestive sulla potenziale insorgenza di condizioni che favoriscono fenomeni massivi di proliferazione algale (blooms), a seguito di valutazione del rischio, l’Autorità d’Ambito, il gestore, la ASL, il sindaco, ognuno per quanto di competenza devono provvedere:

  • a. alla realizzazione di un sistema di monitoraggio periodico secondo i criteri definiti dal “Gruppo nazionale per la gestione del rischio cianobatteri in acque destinate a consumo umano” riportati in Rapporto ISTISAN 11/35, Parte 2, vol.2 e successive revisioni;
  • b. alla messa in atto di tutte le azioni preventive/correttive appropriate al fine di ridurre il rischio di sviluppo di fioriture algali (riduzione carico di nutrienti);
  • c. alla predisposizione di uno specifico piano per la gestione di eventuali fenomeni massivi di proliferazione algale (blooms), incluso il controllo della filiera idropotabile e dei trattamenti, al fine di rimuovere alghe e tossine dalle acque distribuite per il consumo umano.”

Il superamento della concentrazione limite di fosfati nelle acque del lago, costatato dall’ARPA Lazio, può essere causato da due motivi: gli sversamenti fognari oppure le concimazioni intensive nella Val di Lago.

Aspettiamo che siano messe in atto le azioni preventive e correttive!